Alessandro Spadari

Italia


Alessandro Spadari si diploma all’Accademia di Belle Arti nel 1997 e già durante gli anni di studio inizia a dipingere ed ad esporre in alcune mostre collettive. Il lavoro dei primi anni si sviluppa su una ricerca materica, con l’utilizzo di garze imbevute nel gesso e vede il suo culmine nel 1999 quando l'Artista affronta la sua prima personale a Milano. In seguito intraprende la ricerca sul paesaggio, che caratterizza il suo lavoro piu maturo e per il quale è conosciuto. Un lavoro pittorico che... [Continua a leggere]

Atelier di Alessandro Spadari


Informazioni su Alessandro Spadari


Alessandro Spadari si diploma all’Accademia di Belle Arti nel 1997 e già durante gli anni di studio inizia a dipingere ed ad esporre in alcune mostre collettive. Il lavoro dei primi anni si sviluppa su una ricerca materica, con l’utilizzo di garze imbevute nel gesso e vede il suo culmine nel 1999 quando l'Artista affronta la sua prima personale a Milano. In seguito intraprende la ricerca sul paesaggio, che caratterizza il suo lavoro piu maturo e per il quale è conosciuto. Un lavoro pittorico che, tramite la sovrapposizione di strati di colore diluiti, evoca l’emozione di paesaggi inventati che vanno verso l’astrazione lirica. Dal 2008 inizia una serie di opere pittoriche dove “appare”un elemento figurativo:  grandi navi mercantili si stagliano come sculture della natura nelle luci rarefatte dei paesaggi. Nel 2017 per il nuovo progetto pittorico “Chiamatemi Ismaele” inizia ad usare la serigrafia, per rappresentare il tema del libro di Melville e l'ossessione dell'elemento pittorico dell'artista.

MOSTRE PERSONALI

2020

- Moby Dick ed altre storie, a cura di L.Pedrazzi, Acquario Civico, Milano.

2019

- Alessandro Spadari, a cura Leo Galleries, Banca Mediolanum, Bergano.

- Compagni di viaggio, Alessandro Borghese Il lusso della semplicità, Milano.

2018

- Chiamatemi Ismaele, a cura di Diego Faa, Galleria Marcantoni, Pedaso (FE).

2017

- Nennt mich Ismael, Westend Galerie, Francoforte.

- Chiamatemi Ismele, a cura di S.Bartolena, Spazio Heart, Vimercate.

- Chiamatemi Ismaele, Galleria Mario Giusti HQ, Milano.

2014

- Passaggi.paesaggi, Galleria Hernandez, Milano.

2012

- Odissea, Galleria rosso ventisette, Roma.

- Big Bang, Galleria Spaziosolferino, Milano.

2011

- Dialoge, Galleria Carzaniga, Basilea.

- Oltre. Il Paesaggio, Cascina Robbiolo, Buccinasco (MI).

2010                    

- Riflessi, a cura di Enzo Santambrogio, Como.

- Riflessioni 2010, Torre di san Mauro, Almese (To).

- Love for sale, Castello di Monteruzzo, Castiglione Olona, Varese.

2009

- Variazioni sul tema del paesaggio,Terme di Saint vincent, Saint vincent (Ao).

- Opus incertus, a cura di Valerio Dehò, Galleria delle Battaglie, Brescia.

2008

- True colors, Spirale Artecontemporanea, Monza.

2007

- Sehnsucht, Galleria Arte e Altro, Gattinara (VC)        

- Acqua e stelle, Galleria Factory, Modena                                                                   

- Bianco Metafisico, testo critico di Manuela Brevi, Galleria Rosso27, Roma

2006

- Una misura del paesaggio, testo critico di Giorgio Seveso, Villa Fornari Banfi, Carnate (Mi)

- Della natura.Il peccato, testo critico di Alberto Zanchetta, Il Torchio/Costantini, Milano

- Viaggio in Italia, a cura di Chiara Canali, Spirale Arte, Verona.

Viaggio in Italia, a cura di Chiara Canali, Spirale Arte,  Pietrasanta.

2005

- …nella sperduta acqua, a cura di Beatrice Buscaroli, Galleria delle Battaglie, Brescia.

- New proposal, Galleria Carzaniga, Basilea.

2004

- Terre Emerse, a cura di Maurizio Giufrè, Castello di Zavattarello, Pavia.

- Tele-vision, a cura di Marina Mojana, Spazio Vita, Milano.

2003

- Appunti di viaggio, a cura di Emma Gravagnuolo, Spazio Obraz, Milano.

2001

- Petrolio, Galleria Ragno, Milano.

- Viaggio al termine della notte, a cura di Gianluca Ranzi, Libreria Bocca, Milano.

- Generazioni, Museo dell’Arte Contemporanea e dell’Informazione, Senigallia.

- Viaggio al termine della notte, a cura di Adelaide Lucia Corbetta, Castello di Belgioioso, Pavia.

- Generazioni, Palazzo Camerata, Ancona.

1999

- Nero su Bianco -  carte e tele 1998-1999, Galleria Ragno, Milano.

MOSTRE COLLETTIVE

2020

- Il mattino dei maghi, Galleria Arteutopia, Milano.

- Autoritratto, a cura di S.Bartolena, Binario 7, Monza.

2019        

- Small, Galleria Mario Giusti HQ, Milano

- Io So, Casa delle Arti, Milano.

- I temi dell'arte, a cura di Simona Bartolena, Villa Borromeo, Arcore (MB)

- Milano Design week, Fabbrica Eos, Milano

- BAF19, Galleria Mario Giusti HQ, Milano

- A taste of, Fabbrica Eos, Milano.

2018

- Our place in space, a cura di Anna Caterina Bellati, Eso Supernova Planetarium, Garching, Germania.

2017

- Our place in space, a cura di Anna Caterina Bellati, ex Convento dei Cappuccini,Chiavenna (SO).

- Our place in space, a cura di Anna Caterina Bellati, Palazzo Cavalli Franchetti, Venezia.

2016

- La bellezza resta,a cura di Simona Bartolena, Monza.

- Specchio Italia,Frankfurter Westend Galerie, Francoforte (DE).

- Lo spazio di un sogno, a cura di Simona Bartolena, Villa Greppi, Monticello.

- Omaggio al chiaro di luna, a cura di Simona Bartolena, Mezzago.

- Ce n'est q'un debut...., a cura di Mario Giusti,HQ, Milano.

- Mediterranea, Palazzo Florio, Favignana.

- Spadari un franc-tireur de l'image, Villa Tamaris centre d'art, La Seyne sul mar, Toulon, France.

2015

- Charity, Nuova galleria Morone, Milano

- Deserti e derive,Frankfurter Westend Galerie, Francoforte (DE)

- Acqua,a cura di Simona Bartolena,Palazzo Ghirlanda Silva,Brugherio (MB).

- Artisti e resistenze,Milano

2014

- ArtePadova, Padova.

- Il tramonto dell’Occidente,a cura di Giovanni Cerri,Galleria Biffi Arte,Piacenza.

- Liberepersonelibere, a cura di A.C. Bellati, Scoletta della Bragora, Venezia.

2013

- La grande magia, a cura di Mario Giusti, Studio DFA, Milano.

- Art First,Bologna.

2012

- In-completo, a cura di Mario Giusti, Spazio HQ, Milano.

- Artisti della Galleria, Spazio Solferino,Milano.

- Venature XXV,Liceo di Brera, Milano.

- Il vuoto e le forme, a cura di A.C. Bellati, palazzo Pretorio, Chiavenna.

- Bandiere d’Italia, Accademia di belle arti di Brera, Milano.

- Art First,Bologna.

2011

- Mario Giusti,Picks: a man choices,HQ,Milano.

- XIII Premio Morlotti, Torre Viscontea, Lecco.

- Artepadova2011,Padova.

- Collettiva d’autunno,Galleria delle Battaglie,Chiostro Sant’Agostino, Ventimiglia.

- Materia all’ultimo incontro, Galleria Costantini, Milano

- Acqua, Galleria Nuovospazio, Piacenza.

2010

- Cartacea,Galleria delle Battaglie, Brescia.

- Ernesto Treccani/Omaggio a un poeta delle immagini, Fondazione Corrente, Milano.

- Kunstart10, Bolzano.

- BAF 2010,Bergamo.

2009

- Step 09, Milano.

- Blu Klein,Galleria Accademia Contemporanea, Milano.

- Art Verona,Verona.

- Tra il bianco e il nero, Galleria Costantini Artecontemporanea, Milano.

- (S)paesaggi,a cura di M. Corradini,Galleria delle Battaglie,Brescia

- Magenta e il suo Rosso, a cura di Mario Quadraroli, Casa Brocca, Magenta (MI)

2008

- Master of Brera,  Liu Haisu Art Museum, Shanghai.

- Venature 20 anni, Spazio Guicciardini, Milano.

- Il mondo a Brera, Villa Borromeo Visconti Litta, Lainate.

- Il Rosso e il Nero, Galleria Silvano Lodi, Milano.        

- Rassegna Internazionale d’Arte “Premio Orzinuovi”, Rocca di San Giorgio, Orzinuovi (BS).

- Como, Art’ Co/08,Galleria delle Battaglie, Brescia.

- Tempi Moderni, Galleria Arteutopia,Milano.

- Pelle,Spazio Contemporaneamente, Milano.

- Mi art, Milano,Galleria Costantini arte contemporanea Milano, Galleria Carzaniga Basilea.

- Corpi, a cura di Anna Caterina Bellati, Mya Lurgo Gallery, Lugano.

- The fab 11, Galleria delle Battaglie,Brescia.

- Trepersei, a cura di Loris Di falco, B.Gallery, Roma.

2007                    

- ST’ART,Strasburgo,Galleria Costantini arte contemporanea.

- La nuova figurazione italiana- to be continued… A cura di Chiara Canali, Fabbrica Borroni, Bollate (Mi)

- Lo stato dell’Arte 2007,Spazio Obraz, Milano.

- Armi e bagagli, Galleria Costantini Artecontemporanea, Milano.

- Collective Thinking,Galleria delle Battaglie,Brescia.

- Mi art, Milano, Galleria Spirale Milano, Galleria Costantini arte contemporanea Milano, Galleria Carzaniga Basilea.Galleria   delle Battaglie Brescia.

- Landscapes-U, a cura di Stefano Castelli, Galleria 3)5, Rieti.

- Linee all’orizonte, a cura di Maurizio Sciaccaluga, Polo museale di Nervi, Genova.

- ArsRubra, Spirale Artecontemporanea, Monza.

2006

- ST’ART,Strasburgo,Galleria Costantini arte contemporanea.

- Expoarte Montichiari, Galleria delle Battaglie Brescia.

- Riparte Roma. 12° edizione dell’Hotel ArtFair, Galleria delle Battaglie, Galleria Costantini.

- Q13- Open Space, a cura di Alberto Zanchetta, Centro Candiani, Mestre, (VE).

- 56^ Rassegna Internazionale d’Arte “G.B. Salvi”, Palazzo ex Pretura, Sassoferrato,(AN).

- Naturarte 2006, Castello Morando-Bolognini, S. Angelo Lodigiano.

- Mi art, Milano, Galleria Spirale Milano, Galleria Costantini arte contemporanea Milano, Galleria Carzaniga Basilea.

- Generazione anni ’60- arte contemporanea in Lombardia, Spazio Guicciardini, Milano.

- Arte è pensiero, Fruttiere di Palazzo Te, Mantova.

- ArteFiera, Bologna.

2005        

- MiArt, Milano.

- Premio Morlotti – Decima Edizione, 1° premio, Imbersago.

- Naturarte, Castello Morando Bolognini, S. Angelo Lodigiano.

- Altre voci altre stanze, a cura di Alessandro Riva, Catania Arte Fiera, Catania.

- Expoarte, Montichiari.

- Art(Verona, Verona.

- ArtePadova, Padova.

- Paesaggi immaginari, Paesaggi reali, Galleria Triangoloarte, Bergamo.

- Compagni di strada, a cura di G. Severo, Palazzo Isimbardi, Milano.

- Arte contemporanea in Lombardia - Generazione anni '60, a cura di C. Rizzi, Civico Museo Parisi Valle, Maccagno.

- Milano - Africa, a cura di Marina Moiana, Fabbrica del vapore, Milano.

2004

- B.T.T.B., Spazio Obraz, Milano.

- Naturarte, Codogno.

- Lo stato dell’arte, a cura di Chiara Canali, Aus 18, Milano.

- Il mito della Fenice, Arsenale, Verona.

- Allarmi, a cura di Ivan Quaroni, Caserma De Cristoforis, Como.

- With love3, a cura di Marina Mojana, Arengario, Milano.

2003

- Europe - art languages, Wolfsburg.

- Europe - art languages, Praga.

- Riguardi, Area protetta, Clusone.

- Giù la maschera, Galleria Magenta 52, Milano.

- Naturarte, Bertonico.

2002

- Segnalibri d’artista, Villa Bruno, San Giorgio a Cremano.

- Collezione Permanente, Museo Paolo Pini, Milano.

- Premio Morlotti, Imbersago.

- Segnalibri d’Artista, Politeama Arte, Roma.

- MiArt, Milano.

- Naturarte, Bertonico.

- Premio Durini, Museo della Permanente, Milano.

- Biennale Postumia Giovani 2002, Museo d’Arte Moderna, Gazoldo degli Ippoliti.

- Padri e Figli, Palazzo Comunale, Fortunago.

- Opening, Galleria Antonio Battaglia, Milano.

2001

- Nove cantieri d’immagine a Milano, Studio Venti Correnti, Milano.

- Naturarte - I quattro elementi, Bertonico.

- Concorso La Fenice et des Artistes, Venezia.

2000

- Premio Morlotti, Imbersago.

- Naturarte - La natura reinventata: il mito di Apollo e Dafne, Bertonico.

- Venature, Museo comunale d’Arte Moderna, Senigallia.

1999

- De Natura, a cura di Massimo Bignardi, Villa Bruno, San Giorgio a Cremano.

1998

- Nuove Rotte dell’Arte, Galleria Dedalos, San Severo.

- Di padre in figlio, Castell’Arquato.

- Concorso nazionale di pittura Paolo Parati, 1° premio, Vittuone.

- Arie Mediterranee, Medelhavsmuseet, Stoccolma.

- Triplo zero - Nuovi indirizzi della giovane arte in Italia, a cura di M. Bignardi, Antichi Arsenali di Amalfi.

- Buon compleanno GAC, a cura di Martina Corgnati, Concesio San Vigilio.

- XXV Premio Città di Sulmona, 3° premio, Sulmona.

- X Concorso nazionale di pittura, Lissone.

1997

- Salon: 1°, Galleria Arte Studio Invernizzi, Milano.

- XIX Premio di Arti Plastiche e Figurative, Monza.

1996

- XXXVI Premio Città di Suzzara, Suzzara.

- Giovani artisti, Galleria della Molinella, Faenza.

- Premio nazionale di pittura Primaparete, Galleria San Fedele, Milano.

 1995

- Les etoiles de la Peinture 1994-1995, Groupe Accor, Parigi.

 

 

LE SUGGESTIONI DI UN GIOVANE ROMANTICO di Beatrice Buscaroli giugno 2005

 “ Io credo e lo spero anche per chi si trovi davanti a una mia opera, che questa susciti passioni ed emozioni come lo si può intendere parlando di poesia”. Questo dichiarava l’artista Alessandro Spadari a Maurizio Giuffrè nel corso di una conversazione tenuta a Milano nel giugno del 2004. L’affermazione chiariva ulteriormente la sua vicenda pittorica personalissima, ricca di vibrazioni interiori,  un racconto vissuto dall’interno della pittura, interpretata lungo il versante lirico che ricorda da vicino lo Sturm und Drang dei Romantici tedeschi, di Shilling, Tieck, Novalis, le loro peregrinazioni interiori, i loro affetti, le ascensioni, le cadute.

La pittura di Spadari è carica di rinvii e storie che rimandano ad altre storie, che raccontano di unioni e abbandoni, di presenze e assenze, di una natura ostile e sofferente, partecipativa. Questo aspetto lirico dichiarato dall’autore è forse la componente fondante di tutta l’opera pittorica di Alessandro Spadari, la scaturigine prima, che lo sostiene nel momento cruciale della creazione artistica.

Spadari racconta la sua storia di “figlio d’arte che ha sempre visto e vissuto la pittura”, quella del padre Giangiacomo che gli ha trasmesso anche il suo amore per il cinema e per la letteratura. Racconta dell’incontro con Roberto Sanesi e del suo innamoramento per Eliot, della dedica esplicita di una sua opera ai Quattro Quartetti nel 1997.

Sensibilità lirica, quindi naturalistica, attenta alle variazioni dei toni e dei mezzitoni, del variare della luce come al passar del giorno, della comparsa della folgorazione che accende, dello stato d’animo emozionabile, vibrante. Spadari non è un moltiplicatore di opere, non interpreta la sua pulsione per un lavoro, non impegna il suo lavoro nel fare, ma nel cogliere. Non si aspetta dal quadro una risposta, ma vi rovescia dentro una serie di quesiti. Così si spiegano gli stadi successivi delle stesure, delle coperture, delle colate, delle accensioni. E’ l’artista stesso che rintraccia nelle sue opere la lezione di Turner, anche se la sua pittura sostituisce al vapore indistinto del maestro una valenza più drammatica legata alla colatura, alla massa nera che caratterizza e sostiene. Questa sensazione di fondo avvicina questo artista all’animus di un altro grande romantico come Caspar Friedrich, alla sua “volontà di drammatizzare la scena”. E’ quindi una vitalità elementare che alimenta le opere di Spadari, una forza primaria naturale, apparentemente ingovernabile perché appartiene alle cose nel loro interno, nella loro essenza. E’ una sorta di espressione pittorica in valore assoluto, dove il racconto si autoalimenta completandosi.

Al di là delle paternità dichiarate dall’artista emerge dal fondo la figura di Mark Rothko e della sua lezione sul Sublime, dove bellezza e drammaticità divengono un’unica cosa inscindibile, dove paesaggio interiore ed esteriore perdono significato, assumendo i contorni della terapia legata alla pratica pittorica. Non c’è più una soglia di racconto, non una descrittività naturalistica. Questo passaggio è compiuto. L’artista ora si lascia dominare dalla ricerca dell’assoluto. I Dittici sono lavori recenti che affiancano due opere di uguale formato, una delle quali ospita un nero profondissimo, assoluto, totale. Aspirano alla ricerca di un approdo di questa natura ulteriore da parte di Spadari, di una sua levitazione, di una crescita interiorizzata al punto da dover distinguere tra l’immagine del visibile in vita – l’opera pittorica ricca di suggestioni, di rimandi, di colature - e quella che appartiene all’altrove, a quel qualcosa che muove il mondo da prima, da sopra, pur avvolgendoci completamente nell’attimo del desiderio espressivo. E’ una sorta di attualizzazione del sentimento ottocentesco delle atmosfere lacustri di Woodsworth, di Coleridge, di quel rapporto primario con l’acqua, trasparente forza generatrice, fonte di vita, elemento primario. Ed è ancora il legame autobiografico di Spadari con l’Oltrepò Pavese, il suo desiderio d’immaginare Genova oltre le montagne, il mare, terra ed acqua “affascinato dal limite naturale e geografico che c’è tra la terra e il cielo”. Le sue opere sono acqua, terra e cielo. Acqua perché distese nella povertà materica, arricchite dalla presenza vivificante e instabile della colatura; Terra per la risposta cromatica bassa, per l’incombenza del nero generatore, per il recondito desiderio di silenzio riflessivo, di uniformità  intima e tranquillizzante; Cielo per le accensioni repentine e audaci, per l’improvviso manifestarsi della forza vivificatrice che spiazza ogni processo, destabilizza ogni certezza, alimenta il cambiamento. La vita quindi, lo sguardo in alto, il respiro aereo.

E piove dalle colature, dove la lezione della grande artista americana Pat Steir viene completata da solidi profili di montagne sironiane, da un tirar-di-vento che smuove le grandi masse grigie, indistinte. Un vento inquieto, rivelatorio, definitivo, colature che piangono ricordi, e inseguono confronti mai vissuti o vissuti fino alla consunzione, allo sfinimento, alla realizzazione del sacrificio per amore. Quando al tormento segue il rituale del lavacro, della pulizia di ciò che resta dopo l’incendio. In silenzio, con la calma che le residue forze consentono. Così facendo Spadari intraprende la non facile scelta della Terza Via. Di quel percorso accidentato che vuole l’opera d’arte rispondere alla pulsione interna e all’urgenza espressiva dell’autore, alla necessità reale di voler lasciare un segno alle proprie sensazioni. Sono sensazioni meditate, sedimentate, contaminate dalla letteratura, dalla musica, dalle espressioni vitali legate alla creatività più sincera, dove le sirene del mercato, della comunicazione, della scorciatoia verso un successo tanto effimero quanto intimamente inutile, sono guardate consapevolmente da lontano, valutate nella loro inidoneità alla propria necessità espressiva personale.

“Penso che nella mia opera ci sia la contaminazione della tradizione”, è allo stesso tempo una dichiarazione verso di sé e verso il mondo. Quel mondo che viene lasciato altrove, perché non somigliante, inadatto.

Terza Via che occupa uno spazio intermedio, ritagliandosi una dimensione personale, dove la lettura dell’opera diviene emotiva e indefinibile. Il paesaggio appare nella sua descrizione più intima, trasfigurato. Ma il nero assoluto che sta a fianco, con uguale dignità dimensionale, paritario per scelta, racconta di quel paesaggio come pensiero, e di quel pensiero come corpo. Racconta la storia di Alessandro Spadari, delle sue letture, delle sue pulsioni nascoste, tende a raccontare l’irraccontabile.

Spirituale...? Spirituale per scelta di vita, non per definizione. Spirituale come approdo ad una successione di scelte che portano a quell’approdo. Necessariamente…inevitabilmente…fortunatamente.

Pur nella sua centralità, il Dittico non vanifica l’autonomia delle altre opere, che mantengono integra la loro vitalità espressiva. Negli ultimi lavori Spadari rinuncia  all’uso del nero, quasi fosse un esercizio spirituale, una prova di forza, una sfida. Insieme col nero l’artista abbandona una parte del passato e una parte di sé, ma i quadri nuovi sembra lo sappiano, tenuti insieme come sono da una coesione di chiaroscuri abbassati, più tenui, più lievi. Così anche per le composizioni articolate, dove decine di piccole opere narrano di giorni e di notti, di albe e tramonti, di risa e pianti, di incontri e abbandoni, di vita e di morte, di felicità e tristezza, di altezze vertiginose e abissi terribili. E’ la stessa storia vista da una distesa montana o dall’interno di un chiesa. E’ la stessa storia alimentata dal profumo leggero dei fiori spontanei o dall’intensità dell’incenso. E’ la stessa storia vista camminando in quota o raccolto in preghiera.

E’ la stessa storia. Della Vita e della Morte.

RICORDI COME BALENE di Simona Bartolena

Quello che ricordo delle balene è soprattutto il suono. Un respiro profondo, indescrivibile. Il respiro del mare. Anni di suggestioni letterarie, racconti, leggende si intrecciano alla visione diretta di questo maestoso cetaceo, rendendone il ricordo indimenticabile. Sarà forse anche per questo che le opere che Alessandro Spadari ha dedicato al capolavoro di Melville hanno suscitato in me un’immediata fascinazione. Con questo ciclo Spadari si è avventurato in una rotta ben pericolosa: il confronto con un monumento della letteratura come Moby Dick, opera dalla straordinaria complessità e dai molteplici livelli di lettura, poteva essere rischioso, portare alla banalizzazione del soggetto o, peggio, al tradimento del proprio stile pittorico, sacrificandolo al tema. Ma Spadari è un artista intelligente e, ormai possiamo dirlo, di lungo corso, abile nel mettersi al servizio della narrazione senza smarrire se stesso. Pur trovando nuove vie espressive e pur lasciandosi tentare dal dialogo con la fotografia e con la tecnica mista (quasi un riferimento alla lezione del padre Giangiacomo), Alessandro resta il pittore di sempre, dalla cifra stilistica ben riconoscibile e personale. Il racconto, del resto, pare nato per il suo pennello e la sua tavolozza, da sempre attratti dalle atmosfere turneriane, dalle vedute marine perdute nella nebbia e, soprattutto, dall’idea di una pittura che tenda al sublime romantico, trasfigurando il paesaggio reale in un paesaggio interiore, un paesaggio dell’anima.

Spadari non è nuovo al tema del viaggio: non approda a Melville se non dopo un lungo percorso di riflessione sul tema. Viaggio al termine della notte, Appunti di viaggio, Viaggio in Italia… sono i titoli di alcune mostre recenti. Tra ispirazioni romantiche e omaggi a Cèline, per Alessandro il viaggio ha sempre rappresentato uno spostamento innanzi tutto interiore, una ricerca e una sfida tutta umana, in cui lui stesso si riconosce, con quella sua capacità (auto)critica e quel senso di perenne insoddisfazione che, se da una parte è una condanna, dall’altro è la vera leva di una crescita costante. Come il capitano Achab (e come tutti gli uomini che si fanno delle domande), Alessandro è sempre in cerca di se stesso, in lotta con la sua balena bianca. E la sua pittura riflette, con struggente sensibilità, questo continuo rimettersi in discussione.

Con pennellate nebbiose e soffuse, che riverberano la luce e respingono le ombre, e una tavolozza aperta, che ha accolto i toni più chiari e complessi dell’azzurro non così presenti nelle opere precedenti, Spadari racconta l’ossessione di Achab rivelandoci le proprie paure, le proprie instabilità, le proprie riflessioni sulla natura umana, dialogando con la quella balena che ciascuna di noi si porta nell’animo, una balena invisibile di cui percepiamo soltanto quel profondo respiro. Una balena che si trasfigura in una macchia nera o, più spesso, in un fiotto d’acqua bianca, dove il bianco diventa colore simbolico, metafora dello spirito. Il bianco, del resto, è assai presente nel romanzo di Melville: “the whiteness” – la “bianchezza” – della balena infonde nell’animo di Ishamel “un timor panico maggiore del rosso, che pure ci spaventa nel sangue”. E a Ishmael –  il narratore, il sopravvissuto – dobbiamo credere… lui è lì per farci partecipi di questo racconto universale, è il nostro nocchiere in questo viaggio nell’ignoto. Quello di Moby Dick è un bianco che accieca, che disorienta, che conduce in un mondo spettrale, sconosciuto, perturbante; un bianco spesso lontano dal senso di candore e accogliente purezza cui spesso si lega questo colore. Ed è esattamente quello il bianco che è entrato, rabbioso, nella tavolozza di Spadari. Un bianco inquieto, che cela invece che rivelare, imperscrutabile e, quindi, tanto pericoloso quanto seducente.

E poi c’è la nave. Presenza oscura, mai rassicurante, silhouette silenziosa e incombente che solca le distese d’acqua. Una nave destinata a scontrarsi contro la forza di Moby Dick, guidata dalla caparbietà dell’ossessione del suo capitano, disposto a tutto per sconfiggere i propri demoni. In uno scontro con una Natura di leopardiana memoria, Achab è l’uomo che cerca nella lotta e nella vendetta la soluzione ai propri dubbi, al proprio irrisolvibile conflitto interiore, alla sconfortante incertezza cui la vita ci condanna. Un uomo che “ciò che ha osato, ha voluto; e ciò che ha voluto, ha fatto”, per parafrasare le sue stesse parole, con un atteggiamento titanico ed eroico, ma irrazionale e insensato, che riporta irrimediabilmente al sentire romantico e al Simbolismo che, del resto, del Romanticismo è stato l’ultimo, potente quanto disperato, colpo di coda.

La lotta di Achab è dunque l’archetipo della sfida dell’uomo all’ignoto, la ricerca della verità, il disperato tentativo della ragione di dominare quei mostri da lei stessa generati.

Ma la più grande virtù del racconto che Melville ci ha lasciato è di non avere uno spazio-tempo, di riuscire a sollevare riflessioni attuali in ogni epoca. Come affermò Fernanda Pivano “come tutti i miti, la favola di Moby Dick è polivalente e ciascuna epoca, ciascun lettore ha facoltà di trovarvi dentro se stesso”. Senza dubbio Alessandro Spadari lo ha fatto: ha saputo entrare nelle maglie più serrate del racconto, comprenderne le suggestioni più profonde e farle proprie, in un viaggio dentro se stesso e le proprie incertezze, condotto a bordo della sua nave preferita: la pittura.

 

 

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